mercoledì 18 marzo 2009

CASO RISPONDONO SINDACO & CO. DOPO I TRAGICI EVENTI DI MODICA (RG) SUL RANDAGISMO? ACCOGLIERANNO FINALMENTE I MIEI APPELLI?


Decine di cittadini pontiniani segnalano ormai da anni un dilagante randagismo che si trasforma in episodi di panico sempre più frequenti. Una ragazza verso la fine del Dicembre 2007 mi contattattò personalmente per farmi vedere i danni arrecati dai cani alla propria vettura: aveva il faro destro e la freccia completamente staccati e strappati i fili dell’elettricità. Mesi fa lo stesso è accaduto invece ad un signore di Pontinia di essere azzannato fortunatamente al pantalone. I cani si riuniscono in branchi nel prato di via Marconi, o a Pontinia Nuova, o nel quartiere Primavera o alla zona PEEP e, a volte spinti dalla fame, inseguono automobili, ciclisti o pedoni. Gli abitanti del centro cittadino sono ormai esasperati. Nei quartieri ormai vivono tanti cani randagi, molti dei quali sono selvatici e spesso affamati. I genitori temono per i loro bambini; ma la paura assale anche chi, per motivi di lavoro, è costretto a uscire di casa la mattina presto o a rincasare tardi. Durante le ore notturne, infatti, le ronde dei randagi sono molto più frequenti. Addirittura sono stati molestati i fedeli che uscivano dalla S. Messa serale davanti la scalinata della chiesa S. Anna. Chiaramente un altro problema è quello della quiete pubblica in quanto la fame e la sete li porta evidentemente ad abbaiare giorno e notte incessantemente creando disturbi soprattutto nelle ore del sonno e collegato vi è il problema della sporcizia dei parchi e dei marciapiedi che gettano Pontinia nel degrado sanitario ed estetico: credo che un commerciante non sia contento di vedere davanti la propria entrata escrementi canini, come non lo è un cittadino che deve passeggiare guardando per terra.
Da amministratore ho sentito l’esigenza di tutelare in ogni forma il cittadino, anche da una eventuale commissione di un illecito penale: vorrei evitare, come è accaduto in altri comuni d’Italia, che i randagi vengano maltrattati o uccisi da parte di qualche cittadino esasperato. Occorre agire subito perchè si può incorrere in una condanna penale da 6 mesi fino a 1 anno e mezzo di reclusione secondo l’art. 544 bis c.p. D’altro canto è paradossale pensare però che un cane possa agire indisturbato per il Comune senza che nessuno faccia nulla!
L’immobilismo della Giunta Tombolillo sta esasperando i cittadini e sta piombando l’opinione pubblica nel sentimento di abbandono e di menefreghismo delle esigenze e delle richieste della collettività. Io vorrei scongiurare tutto ciò perché i cittadini troveranno in me sempre un interlocutore che li ascolti e che si faccia carico delle istanze che loro stessi richiedono.
Un altro problema legato al randagismo, che rende la vicenda ancor più odiosa, è quello economico: la spesa per il canile è già fin troppo alta ed ammonta a circa 120.000 euro l’anno. La giunta o cerca di rendere il servizio efficiente prendendo contatti con il canile che paghiamo profumatamente, o disdice il contratto così almeno riduciamo la spesa pubblica, tanto il problema sembra non tramontare. Noi dell’opposizione non abbiamo poteri esecutivi come invece godono gli assessori comunali; l’assessore alla sanità ogni mese prende il suo bello stipendio che si sono triplicati da 400 a 1200 € (sindaco da 1000 a 3000 euro): ma quando farà qualcosa per abbattere questo problema? Sono anni ormai che ho proposto l’interrogazione consiliare, abbiamo effettuato una raccolta firme con i ragazzi di Azione Giovani e ho sollevato il problema agli uffici sanitari. Cosa hanno fatto il Sindaco e l’assessore Battisti finora per arginare questo problema? Cosa risponde in merito alla spesa di 120.000 euro? Come intende arginare questo fenomeno? Abbiamo il diritto di sapere tutte queste risposte!
Non vorrei leggere i soliti articoli artefatti da parte del Sindaco e dell’Assessore Battisti che dico che è tutto ok: i cittadini possono tranquillamente constatare che gli stessi cani randagi segnalati due estati fa sono ancora vivi e scorazzano per il centro cittadino, in maggior modo nel prato di via Marconi.
Inoltre il problema non è da sottovalutare come hanno dimostrato i tragici eventi di Modica (Sicilia) di pochi giorni fa: una bambina uccisa dallo stesso branco inferocito che ha gravemente ferito una turista anziana tedesca.

lunedì 16 marzo 2009

ALL'ASSEMBLEA ANCI GIOVANI AMMINISTRATORI INTERVIENE IL MINISTRO DELLA GIOVENTU' ON. GIORGIA MELONI


Taormina – “Adottare politiche di lungo periodo: deve essere questo uno tra gli obiettivi della giovane classe dirigente, solo così si potrà superare uno tra i limiti della politica del Paese”. Questo l’invito rivolto dal Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ai giovani amministratori che si sono dati appuntamento a Taormina per la I^ Assemblea Programmatica Nazionale ANCI Giovane. “La politica – ha detto il Ministro – si è sempre concentrata su scelte che avrebbero portato ad un consenso immediato, senza disegnare politiche a lungo periodo attraverso le quali progettare il futuro delle generazioni successive. E mentre paghiamo il prezzo per errate politiche del passato – ha aggiunto il Ministro - da classe dirigente ci troviamo a dover gestire i Comuni e a dare risposte in un momento di crisi mondiale senza poter contare sui fondi necessari per amministrare, e senza neppure sapere quando questi fondi saranno nuovamente reperibili”. Il Ministro Meloni ha quindi tracciato un disegno delle Politiche giovanili. “Non sono politiche del tempo libero, ma politiche di investimento nei settori dell’innovazione, dello sviluppo, della crescita, della formazione”. E ha tracciato alcuni punti sul quali bisogna intervenire: “dobbiamo aiutare i giovani italiani ad essere protagonisti – ha detto - devono avere la possibilità di una formazione adeguata, dobbiamo favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro, dare certezze sulla casa, per consentire un rapporto stabile nella vita affettiva, dare la possibilità di una scelta consapevole in tema di procreazione e genitorialità”. Il Ministro è quindi intervenuta sul tema del ricambio generazionale. “Fondamentale – ha detto – è la qualità del ricambio. Quindi dobbiamo pretendere il diritto al ricambio ma senza privilegi”. E ha continuato con una provocazione “lo slogan largo ai giovani – ha detto - può essere sostituito dallo slogan largo al merito, nelle carriere universitarie, nei concorsi pubblici, e anche nella politica”. La sfida – ha chiarito - è di provare a favorire un rivoluzione del merito, questo significa abbattere e combattere una serie di rendite di posizione e di oligarchie, vuol dire costruire una società in cui tutti possano essere sulla stessa linea di partenza indipendentemente da rendite di posizione, dall’età, dal sesso, e lasciare che siano il merito, la disponibilità al sacrificio e il talento – ha concluso - a stabilire l’ordine di arrivo.

domenica 15 marzo 2009

IL 13 E 14 MARZO A TAORMINA SI E' SVOLTA LA PRIMA CONFERENZA PROGRAMMATICA A.N.C.I. GIOVANI AMMINISTRATORI LOCALI; HO AVUTO IL PIACERE DI PARTECIPARVI


Taormina – Il Comune non è soltanto l’istituzione più vicina ai cittadini, l’ente che eroga servizi e con il quale si instaura un rapporto diretto, ma è vissuto come il proprio ente, quello cui dare un contributo di impegno diretto e immediato. A pensarla così un campione di 1074 soggetti maggiorenni sotto i 35 anni, residenti sul territorio nazionale.
L’indagine, dal titolo Il futuro in mano a chi? Giovane Italia: una generazione sospesa tra incertezze e voglia di partecipazione è stata realizzata da Cittalia–Anci Ricerche e presentata da Pierciro Galeone, Segretario Generale Fondazione Cittalia, nell’ambito della I^ Assemblea Programmatica Nazionale ANCI Giovane in corso di svolgimento a Taormina.
Il 56% degli intervistati si dimostra interessato all’amministrazione comunale e pensa di volervi dedicare una parte del proprio tempo. Per l’86% dei giovani italiani è un dovere impegnarsi nel Comune, tuttavia il 55% trova complicato l’accesso alla vita politica locale. Serve dunque creare nuovi spazi di partecipazione e nuove forme di dialogo e interrelazione con i giovani. Ma quali sono i settori nei quali i giovani vorrebbero intervenire? Al primo posto troviamo l’esigenza di rafforzare la vita culturale dei propri territori (la cultura è vista come strumento di libertà ed evoluzione sociale, ma anche come motore della modernizzazione del Paese), a seguire chiedono un rafforzamento delle politiche per i giovani, il potenziamento dei servizi sociali, garanzie sulla qualità dell’ambiente e sulla gestione dei rifiuti, interventi sugli asili nido, scuola, formazione e sport, sulla sicurezza e ordine pubblico. In sintesi, i giovani chiedono al Comune di comprendere le esigenze della comunità locale su questi temi e di trovare soluzioni innovative ed efficaci. In sostanza gli amministratori dovrebbero ampliare aree verdi e creare luoghi di incontro e di svago, aumentare le strutture per sviluppare la propria creatività, incrementare gli impianti e le attrezzature sportive, potenziare cinema e teatri, incrementare l’organizzazione di mostre ed eventi culturali.
Dall’indagine realizzata da Cittalia-Anci Ricerche si rileva anche il livello di interesse per la politica: un quinto del campione si dichiara molto interessato e il 44% abbastanza interessato. I più coinvolti sono i maschi rispetto alle femmine, e l’interesse sembra affievolirsi con l’avanzare dell’età.
Ma in politica lo scenario dovrebbe cambiare. Dai dati sembra infatti che un ricambio generazionale della classe dirigente politico-amministrativa troverebbe il favore di una larga parte dei giovani italiani, si creerebbero le condizioni per una nuova fase di ammodernamento e di innovazione. Il 41% degli intervistati (di età compresa tra i 25 e i 29 anni) ritiene che i rappresentanti politici under 35 agiscono meglio rispetto ai più maturi, contro il 5% che preferisce i meno giovani.
Le ragioni per scegliere gli under 35? Sembrano garantire più dinamismo e un maggiore pragmatismo, un più costante ed efficace dialogo con la cittadinanza e una minore compromissione con il passato amministrativo che invece si vorrebbe archiviare. La ragioni della preferenza vanno ricercate nella maggiore apertura a idee moderne e innovative (32%), nella vicinanza al mondo giovanile (22%), nel dinamismo e nella voglia di fare (13%), nel minor grado di corruzione (8%), nell’estraneità alle logiche partitocratiche (7%) e nella migliore conoscenza delle problematiche sociali (5%). Per il 72% del campione i giovani amministratori sono gli interlocutori più facili da raggiungere.
Ed ora uno sguardo al profilo degli under 35: sono i soggetti che prestano più attenzione ai giovani, al mondo della scuola e dell’università, all’innovazione e alla creatività, al rinnovamento amministrativo, ma sono anche i più sensibili nei confronti dell’ambiente, del mondo del lavoro, del turismo, alla valorizzazione del territorio e alla partecipazione dei cittadini. Tra i settori dove dimostrano una maggiore competenza la promozione delle opere pubbliche, la capacità di fare rete tra le forze sociali presenti sul territorio, l’attenzione all’economia, la serietà e competenza amministrativa. Una nota critica nella sfera del sociale, e in particolare delle fasce più deboli: gli under 35 si dimostrano più attenti alle esigenze delle persone in difficoltà ma meno sensibili nei confronti della terza età.
Ma quanti sono numericamente i giovani amministratori in Italia? Sono 27.304 e rappresentano il 18,7% del totale degli amministratori comunali. Oltre il 70% di quelli under 35 svolge la propria attività politica nei piccoli Comuni, mentre, sul versante dei Comuni con più di 100mila abitanti, i giovani amministratori non arrivano neppure all’1%.

martedì 24 febbraio 2009

IL PRIMO CAPORAL MAGGIORE ANDREA TOMASELLO OGGI SARA' INSIGNITO DI UN'ONOREFICENZA DA PARTE DEL COMUNE DI PONTINIA


Desidero essere presente, anche se non potrò esserlo materialmente per impegni di lavoro, alla cerimonia che si terrà quest’oggi presso l’aula consiliare del Comune di Pontinia.
L’incidente accorso ad Andrea ed ai suoi colleghi il 15 maggio scorso non può che colpire i nostri cuori e lasciarci pieni di dolore, ma sono conscio che il sacrificio e l’impegno di Andrea e di questi uomini serve a contrastare il dilagare del terrorismo internazionale: purtroppo ogni guerra conta i propri morti e i propri feriti. Le truppe alpine, fin dalla loro costituzione, si sono erte a difesa dei valori di democrazia e di pace tipici della nostra millenaria civiltà cristiana; ora più che mai questo impegno è attuale.
Il mio pensiero, nei tristi momenti come quello vissuto da Andrea, non può non riservare un caloroso saluto a quel Corpo, il quale ben incarna le nostre tradizioni: la laboriosità, l’impegno, lo spirito di servizio e sacrificio. Queste sono le qualità che da sempre gli Alpini mettono a disposizione dei meno fortunati, e ciò è avvenuto anche in Afghanistan. Pertanto, intendo trasmettere il mio più sincero sentimento di vicinanza alla famiglia Tomasello.
Esprimo il mio sostegno e la volontà di non abbandonare mai i nostri eroi militari. Il Caporal Maggiore Andrea Tomasello, fratello nostro, oltre che ad essere l’orgoglio di Pontinia e della provincia di Latina, è e deve essere un simbolo per tutti noi giovani. Personalmente stimo ed ammiro moltissimo Andrea, ragazzo che alla vita normale e tranquilla, ha preferito combattere per donare la pace a quelle popolazioni assediate dalla tirannia e dal terrorismo; la notizia del suo ferimento mi ha profondamente addolorato perché, non solo è un ragazzo che vive nella nostra provincia, ma perché è un ottimo militare e un valoroso combattente che si è dedicato affinché regni la pace anche in quelle zone tumultuose e condannate altrimenti all’instabilità.Con immenso piacere quindi intendo ringraziare il Sindaco e l’amministrazione comunale per il grande gesto che quest’oggi compie nei confronti di Andrea e intendo unirmi con grande gioia alla cerimonia.

venerdì 20 febbraio 2009

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA APPROVATO IL DECRETO LEGGE "ANTISTUPRI"

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legge contenente misure urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale. Tra le misure del decreto legge in materia di sicurezza e contrasto alla violenza sessuale, approvato dal Consiglio dei ministri, è presente anche una norma che consente ai sindaci di avvalersi di associazioni di cittadini non armati, in coordinamento con i prefetti.
RONDE CON EX APPARTENENTI FORZE ORDINE Gli ex appartenenti alle forze di polizia e alle forze armate avranno un ruolo "prevalente" nelle ronde di cittadini. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Ignazio La Russa lasciando palazzo Chigi al termine della discussione in consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto anti-stupri. La Russa ha poi sottolineato che la proposta di dare agli ex appartenenti ai corpi di polizia e ai militari un ruolo "rilevante" nelle ronde è stata portata al tavolo da An e, al termine della discussione, condivisa da tutto il Consiglio dei ministri.L'obiettivo è quello di passare "dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza". Ha affermato il ministro dell'Interno Roberto Maroni."I volontari che parteciperanno alle ronde non saranno muniti di armi ma avranno solo cellulari e ricetrasmittenti per fare segnalazioni alle forze dell'ordine". Afferma Maroni. Quanto all'utilizzo delle ronde il titolare del Viminale ribadisce che "saranno i sindaci a decidere il come, il dove e il quando utilizzare questi volontari". "Io mi fido dei sindaci - aggiunge ancora - perché so che a loro sta a cuore la tutela del territorio".Il decreto legge stanzia "risorse per 100 milioni di euro al Viminale per allestire un sistema più efficace di presidio del territorio e procedere entro il 31 marzo all'assunzione di 2.500 unità di forze dell'ordine da mettere per questo piano straordinario di controllo del territorio", ha sottolineato Maroni.
NEL DL ANCHE NORME CONTRO LO STALKING Il decreto anti-stupri approvato oggi é "motivo di soddisfazione, perché da una risposta immediata e non tardiva ai fenomeni della violenza sessuale. Non agiamo su l'onda dell'emotività, ma emaniamo norme già approvate da un ramo Parlamento". Lo ha detto il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Sullo stalking - ha rilevato Carfagna - sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli". Previsto, ha aggiunto, "che la vittima si possa rivolgere al questore che può 'ammonire' il colpevole, nonché il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa".
CLANDESTINI: PERMANENZA NEI CENTRI FINO A 6 MESI Gli immigrati clandestini potranno essere trattenuti nei Centri di identificazione ed espulsione fino a sei mesi. "Noi abbiamo anticipato nel decreto una norma già approvata dal Parlamento europeo per quanto riguarda l'asilo e i rimpatri - ha spiegato il titolare del Viminale - e cioé la possibilità di trattenere nei Centri di identificazione ed espulsione gli immigrati irregolari da due a sei mesi, per procedere alla loro identificazione".

giovedì 12 febbraio 2009

REGOLAMENTO DEHORS DIVENUTO ESECUTICO DOPO I 6 MESI DI VACATIO: LA GIUNTA PERO' NON NE DA CONCRETA ATTUAZIONE


Nel Consiglio Comunale del 07/08/2008 l'assemblea ha votato all'unanimità il Regolamento concernente la "definizione delle modalità e dei criteri relativi alla concessione per l'occupazione del suolo pubblico o ad uso pubblico, connesse ad attività di vendita in aree all'aperto (dehors) da parte di esercizi commerciali".
Considerata la mutata vita sociale della cittadinanaza, sempre più propensa a vivere la città non in casa ma nelle vie, nelle piazze e tra gli esercizi commerciali, quest'ultimi hanno visto giustamente espandere i propri confini al di fuori delle proprie mura per continuare a garantire lo stesso servizio ad una clientela accresciuta. Le aree all'aperto (dehors) sono la logica risposta a queste esigenze: la vendita di cibo, bevande, caffè, vestiario, utensili... Queste soluzioni purtroppo non sono mai state normate a Pontinia prima d'ora e quindi il loro proliferare ha causato nel tempo una situazione di "far west" sia sotto il punto di vista estetico, sia sotto quello urbanistico e sociale. Pontinia ha conosciuto in questi anni diversi tipi di dehors ognuno con forme diverse e colori diversi; i pedoni, ma soprattutto i disabili o i genitori con carrozzine, in alcune situazioni sono stati spodestati dai marciapiedi e quasi tutte queste strutture non sono mai state formalmente autorizzate, nè registrate dalle autorità competenti.
Con questo regolamento, dedicato all'occupazione di suolo pubblico, si vuole finalmente regolamentare l'arredo urbano e, al contempo, migliorare la qualità dei dehors per un loro corretto inserimento nei diversi aspetti della scena urbana. I commercianti non vengono colpiti nè tantomeno criminalizzati, ma anzi vengono aiutati a sviluppare delle strutture di eccellenza per accogliere al meglio la clientela, rispettando le leggi statali e il decoro urbano (una bella piazza o una bella via attira più clientela locale e forestiera).
Si potranno avere le seguenti tipologie di dehors: a) tavoli e sedie o strutture espositive mobili; b) tavoli e sedie su pedana o pavimentazione mobile; c) fioriere o elementi di delimitazione di tavoli e sedie o di tavoli e sedie su pedana; d) ombrelloni a copertura delle precedenti tipologie; e) tende a sbraccio a copertura delle prime tre tipologie; f) capanno a copertura delle prime tre tipologie; g) doppia falda, doppia cappottina, padiglione a coperture delle prime tre tipologie.
Al fine di consentire il transito pedonale deve essere destinato uno spazio residuo, o dall'edificio o dal margine esterno del marciapiede, di 2 metri (art. 20 comma 3 Codice della Strada); sono ammessi passaggi di 1,50 metri se sussistono particolari caratteristiche geometriche della strada, a condizione che sia garantita una zona adeguata per la circolazione dei pedoni e delle persone non deambulanti. Lo spazio dato in concessione di occupazione dovrà essere delimitato sui lati paralleli all'asse stradale od al verso di percorrenza dei pedoni, da strutture di delimitazione quali transenne, fioriere, graticci in legno, pali e cordoni non metallici.
La concessione per l'uso di suolo pubblico è rilasciata dal Comune previa presentazione di domanda da parte del titolare dell'attività al Settore Commercio. Per le tipologie a), b) e c) il Settore Commercio è l'unico ad intervenire nel procedimento amministrativo, mentre per le restanti tipologie tale settore convocherà una conferenza dei servizi alla presenza dei rappresentanti dei Settori Comunali coinvolti (urbanistica, sanità, lavori pubblici, Polizia Municipale...). La concessione ha validità 6 mesi, rinnovabile con un semplice foglio ogni semestre. In questo frangente abbiamo normato una semplificazione burocratica in linea con il diritto dei commercianti a non vedersi sommersi di carte per svolgere la loro attività.
Il canone di occupazione di suolo pubblico (TOSAP) è immutato rispetto alle attuali tariffe vigenti.
Dal punto di vista estetico, i dehors non potranno essere più alti di 3,50 metri e più bassi di 2,40 metri. Non si possono installare in prossimità di edifici storici o di pregio architettonico, o in prossimità di monumenti. I caratteri di scrittura delle insegne dovranno preferibilmente essere "andes" o "anastasia" caratterizzanti l'architettura razionalista di fondazione della città. Si preferiscono i colori bianco e tonalità di giallo (in attesa del regolamento estetico della città).
Tutti questi buoni intenti, che portarono la commissione regolamenti ed il Consiglio Comunale all’approvazione unanime oggi però non trovano la dovuta attenzione e soprattutto attuazione da parte della Giunta Comunale, organo esecutivo del Comune. I cosiddetti 6 mesi di tolleranza sono ormai trascorsi, ma in città non si è visto granchè di cambiamento. Solo alcuni commercianti hanno dato attuazione, in modo spontaneo, al dettame del regolamento.
Occorre quindi quanto prima utilizzare i vigili urbani per accertare il vero stato di attuazione della normativa comunale al fine di garantire i cittadini, soprattutto i più bisognosi, il decoro urbano e i commercianti che hanno operato delle spese e dei cambiamenti nel rispetto delle regole.
La scelta di redigere un progettino firmato da un ingegnere non va nella direzione di creare dei compensi remunerativi per questa categoria di professionisti, ma per creare una compiuta banca dati di tutte le strutture esistenti e per effettuare al meglio le verifiche e le rispondenze in base a quanto dichiarato e certificato.
Il Consiglio Comunale ha dato un segnale politico forte ed unanime; ora la Giunta lo faccia rispettare.

giovedì 5 febbraio 2009

QUESTIONE ENERGIA: UNA CENTRALE A BIOGAS SAREBBE PERFETTA E NON AVREBBE NEANCHE UN LATO NEGATIVO


In questi giorni si sta parlando più insistentemente della tematica energia, una tematica non solo che mi sta particolarmente a cuore, ma che credo possa essere una valida opportunità di sviluppo e di rilancio economico della nostra terra pontina. Ma purtroppo in parallelo c’è chi sta cercando di perseguire solamente il proprio profitto e non quello generale della collettività. Infatti c’è chi parla sempre più di Turbogas come un’opportunità benefica e che non arreca nessun tipo di pericolo o di rischio per la salute e per la reputazione dell’agro pontino. Ma tutti sappiamo bene quanto sia incompatibile questo progetto con la vocazione agroalimentare, artigianale e turistica di questa zona.
A mio avviso, per non accostarmi di certo con il partito del NO, si dovrebbe favorire l’utilizzo di biogas o del fotovoltaico per la produzione di energia elettrica.
Il progetto energetico per questa provincia e per questo comune dovrebbe essere intriso di idee che volgono alle fonti rinnovabili ed ecocompatibili; non solo il fotovoltaico, ma anche il biogas che troverebbe l’Agro Pontino come sede ideale per la sua produzione. Il nostro territorio è fitto di stalle ed aziende zootecniche di mucche, bufale e ovini, che ogni giorno producono degli scarti organici quali letame e liquami. Questi scarti inoltre rappresentano oggi un ostacolo burocratico alle aziende perché difficilmente si riescono a smaltire altrove e difficilmente si riesce ad avere l’autorizzazione per spargerli sui propri campi, comportando non solo un limite ma a volte anche una fonte di sanzioni amministrative salate.
Con una centrale a biogas si riuscirebbe a rendere più facile la vita dell’allevatore e si renderebbe lo scarto una ricchezza produttrice un ulteriore introito per le aziende agricole che così avrebbero un piccolo sostegno in più per accrescere le proprie attività economiche che oggi purtroppo sono divenute esigue, se non inesistenti.
Inoltre si avrebbe un guadagno per l’intera collettività comunale perché si potrebbe beneficiare tutti della corrente elettrica prodotta dalla centrale a biogas. Pontinia potrebbe accogliere una grande centrale elettrica, che possa smaltire non solo i reflui e le deiezioni zootecnici locali, ma anche quelli delle altre aziende pontine: questa sarebbe una fonte ulteriore di guadagno per il Comune che si troverebbe ad essere il capofila di una struttura moderna, a bassissimo impatto ambientale, fonte di ricchezza per le casse comunali ed utilissima anche per l’intero territorio limitrofe. Inoltre ci sarebbe il fattore occupazione: si creeranno dei posti di lavoro (trasportatori e operai).
Perché di queste belle ed utili idee non se ne parla mai né in consiglio comunale, né tantomeno in una commissione agricoltura o ambiente? Ecco che le nostre critiche che riproponiamo in ogni occasione sono attuali e non pretestuose, ma fondatissime: questa Giunta comunale non si capisce a cosa stia pensando, invece di lavorare per pontinia. Ma forse la risposta a questo quesito è facilissima: ci sono assessori che stanno lavorando a favore della turbogas e della centrale a biomasse e quindi una maggioranza così lacerata al suo interno non potrà mai lavorare per realizzare progetti innovativi e a favore della collettività. Ancora una volta gli interessi di pochi ostacolano il progresso di tutti

IL SENATO APPROVA IL DDL SICUREZZA, ORA PASSERA' ALLA CAMERA DEI DEPUTATI


L'Aula di Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge Sicurezza. Il testo, che ora dovrà passare all'esame della Camera, prevede la tassa per il permesso di soggiorno da fissare in una cifra che potrà andare dagli 80 ai 200 euro.
I medici potranno denunciare alle autorità gli stranieri irregolari: è stata cancellata la norma secondo la quale il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche.
I clochard che vivono in Italia dovranno essere iscritti in un registro che verrà istituito presso il ministero dell'Interno: sarà prevista la schedatura dei senza fissa dimora da avviare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.
Gli enti locali saranno legittimati ad avvalersi della collaborazione di ronde cittadine: associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale. Ma le ronde cittadine non potranno girare armate e non potranno cooperare nello svolgimento dell'attività di presidio del territorio.

venerdì 16 gennaio 2009

NAPOLITANO, NUOVE FORZE IN POLITICA. APPELLO AI GIOVANI: PREPARATEVI A SOSTITUIRE GLI INCAPACI


(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 16 GEN - Giorgio Napolitano ha incoraggiato i giovani a prepararsi a sostituire i politici e gli amministratori ritenuti incapaci. Ai rappresentanti degli studenti dell'Universita' di Reggio Calabria ha detto: "Preparatevi a sostituirli. E' essenziale un rinnovamento generazionale nella politica e nell'amministrazione e questo non si decide per decreto ma attraverso un vostro sforzo, un impegno, che bisogna a tutti i costi provocare in un sistema che e' ancora molto chiuso".

giovedì 15 gennaio 2009

IL COMPARTO PROVINCIALE ZOOTECNICO BUFALINO STA ATTRAVERSANDO UNA CRISI MAI COSI' GRAVE: UNIAMOCI PER RISOLVERLA! E' LA 1° ECONOMIA DI QUESTA ZONA


Il comparto zootecnico provinciale bufalino sta attraversando un momento di gravissima difficoltà, situazione tra l’altro emersa in tutta la sua gravità durante le numerose riunioni assembleari promosse dal sottoscritto e dai comuni di Pontinia e limitrofi.
L’intero sistema bufalino della provincia di Latina conta un giro di affari che coinvolge in totale circa 15.000 persone (per Alitalia si parla di circa 18.000 dipendenti!): sono infatti circa 850 le famiglie titolari di un’azienda agricola produttrici di latte bufalino; 20 le famiglie titolari di caseifici di medie dimensioni; 4000 i lavoratori dipendenti presso le aziende e 3000 i dipendenti di caseifici. Si devono poi considerare tutte le famiglie titolari, e i lavoratori dipendenti, delle ditte che orbitano in tale sistema come produttrici di mangimi, foraggi, mais, materie prime, gasolio, gas, prodotti farmaceutici, prodotti tecnici per sale mungiture, trattori, etc… nonché i dott. veterinari.
I capi bufalini totali della zona pontina sono circa 40.000.
La vendita e la commercializzazione di animali “da vita” (animali giovanissimi e giovani per la riproduzione e l’accoppiamento e la successiva produzione di latte) è completamente bloccata, arrecando degli aggravi economici a quelle aziende che impostavano in tal modo la strategia d’impresa.
Gli allevatori hanno dovuto affrontare da un lato fortissimi incrementi dei costi produttivi (gasolio, concimi, mangimi, alimentazione, in particolare mais e fieno aumentati del 50%…) con un’incidenza media del 40%, dall’altro un mercato del latte tendente, in modo ingiustificato, al ribasso del livello dei prezzi al produttore e al rialzo del prezzo al consumatore.
Un capo bufalino “da latte” costa mediamente 4,50 € al giorno ed ha un’incidenza sul valore capitale dell’azienda di circa 4000 € l’anno (attrezzature per la mungitura, farmaci, alimentazione…). I proventi dalla vendita di bestiame sono in questo periodo pari a zero e quelli dalla vendita di latte sono ormai insufficienti per arrivare al pareggio di bilancio.
Nel miglior delle ipotesi, numerosi allevatori della nostra Provincia si sono visti recapitare al proprio domicilio, da parte dei caseifici, missive nelle quali si prospetta la volontà unilaterale e priva di qualsiasi confronto di ritirare il prodotto senza un prezzo definito oppure ad un livello di prezzo fortemente ribassato (almeno del 30-35% in meno). Questo atteggiamento è assunto da tutti i caseifici della zona, tant’è che possiamo parlare di un vero e proprio “cartello”.
Il latte è un prodotto fortemente deperibile che va necessariamente allontanato dall’azienda zootecnica quotidianamente per cui gli allevatori sono messi nelle condizioni di dovere accettare “obbligatoriamente” queste condizioni.
Considerato che, perdurando tale situazione, è prevedibile che il comparto bufalino sia avviato alla completa dismissione essendo moltissime aziende zootecniche “appesantite” finanziariamente a causa degli investimenti effettuati negli ultimi anni per fronteggiare la normativa comunitaria e un mercato sempre più esigente in termini di qualità di prodotto e di processo.
Tale dismissione provocherebbe gravi ripercussioni sull’intera economia provinciale con drammatiche conseguenze anche sotto l’aspetto sociale.
Inoltre c’è sentore che il livello di crescente tensione nel settore possa sfociare in manifestazioni scomposte con implicazione di ordine pubblico.
La bufala è un animale che per leggi biologiche tende a partorire in autunno e quindi a produrre maggior latte nel periodo invernale (periodo però di minor consumo di mozzarelle) determinando un surplus di produzione di latte e facendo scaturire la scelta, da parte dei caseifici, di congelare il latte o la pasta lavorata eccedenti per poi utilizzarla in estate, assieme al latte fresco, quando i consumi sono notevolmente superiori (turismo ed enogastronomia estiva). Negli anni passati, questa prassi normale vedeva i caseifici utilizzare il latte e la pasta lavorata, congelati precedentemente, nei mesi primaverili ed estivi e terminare queste scorte. Adesso invece nei congelatori è ancora presente questa pasta facendo presumere che: tale latte non può essere solo proveniente da questa zona (descritta nel regolamento CEE istitutivo del DOP bufalino) ma anche dall’estero, o altrimenti che siano concorsi diversi eventi esterni che hanno prodotto un calo delle vendite (prezzi troppo alti per i consumatori o eventi mediatici come la vicenda della diossina nel casertano).
Si possono avere delle soluzioni di impatto immediato come degli aiuti economici o sgravi fiscali, e delle soluzioni a medio termine come l’istituzione di controlli nazionali e locali della reale quantità di latte congelato posseduta, o delle leggi istitutive del “prezzo minimo” del costo del latte aziendale o del costo del prodotto al bancone per il consumatore. Infatti se coloro che producono mozzarella di bufala con altro latte riescono a vendere le mozzarelle a 6,00 € al Kg, coloro che sono onesti devono per forza avvicinarsi a tale prezzo creando così una spirale vorticosa a ribasso facendo crollare la qualità e favorendo la ricerca di latte non bufalino per produrre prodotti denominati però “bufalini”. Si potrebbe altrimenti creare un meccanismo di “proporzionalità bloccata” tra il prezzo del latte aziendale e quello dei prodotti al bancone (tanto aumenta uno, tanto aumenta l’altro e viceversa).
Queste scelte spettano soprattutto per legge alle Regioni: l’assessore all’agricoltura della Campania, Cozzolino, si è occupato di tali problemi e sta provvedendo a trovare diverse soluzioni, anche di tipo economico, ma il problema sembra risiedere proprio nella provenienza del latte: l’assessore infatti ha incontrato i produttori e ha offerto loro di “comprare”, a spese della Regione Campania, prodotti lavorati (mozzarelle o formaggi) per poter smaltire le eccedenze, a patto che il latte fosse tutto italiano, anzi fosse tutto pontino o campano (uniche zone d’Italia di provenienza del latte di bufala). La trattativa sembra si sia arenata perché la condizione non fosse rispettabile…
L’assessore regionale del Lazio, Daniela Valentini (stesso orientamento politico del collega campano, PD), invece sta letteralmente sottovalutando l’intero problema. Gli stessi Sindaci della zona dovrebbero “sollecitare” l’assessore Valentini ma purtroppo non vogliono adempiere ai loro compiti istituzionali di rappresentanza di tutte le realtà che compongono il loro territorio evidentemente, in particolar modo il Sindaco Tombolillo! L’assessore locale all’agricoltura sarebbe Bilotta, ma finora in 2 anni e mezzo non ha mai affrontato nessun tema agricolo! La Regione si deve far carico di trovare una via economica o tecnico-sanitaria per far smaltire le eccedenze congelate, stanare gli speculatori e poter far ripartire l’economia dell’intero settore bufalino (aziende produttrici – caseifici), legata alla lavorazione giornaliera del latte fresco di giornata, in modo tale da far cessare questo ingiustificato ed antigiuridico ribasso del prezzo del latte alle aziende produttrici o addirittura la risoluzione unilaterale del contratto di fornitura, poiché il nostro latte è sano e i nostri capi bufalini non hanno mai accusato alcuna patologia. Inoltre in questa Regione il latte è tutto di derivazione locale e quindi si incontrerebbero minori problemi per riproporre la medesima soluzione prospettata dall’assessore campano Cozzolino.
Se riusciamo a dirottare parte dei 129 milioni d'euro che il Ministro Zaia ha ricevuto dall'Unione Europea per far fronte alle crisi agroalimentari, potremmo utilizzarli per far smaltire il latte o la pasta congelati per poi farli lavorare e destinarli agli indigenti o alle mense ospedaliere o militari o istituzionali (il semilavorato congelato è assolutamente genuino). Questa prassi, il Ministro, l'ha applicata per il Parmigiano Regiano e il Grana Padano il 15 ottobre 2008: ha acquistato 120000 forme di parmigiano pari a 50 milioni d'euro per far ripartire la macchina di lavorazione del latte fresco. L'importante è far ripartire il ciclo giornaliero della lavorazione del latte fresco per far ripartire le vendite e il valore del latte per le aziende agricole bufaline.
È chiaro che in tutto ciò si deve far particolare attenzione ad eventuali speculazioni da parte dei caseifici: al banco le mozzarelle vengono vendute come sempre, cioè come quando il litro di latte veniva pagato circa 1,10 euro al litro; oggi che lo pagano 0,85 – 0,95 euro al litro perché la mozzarella è sempre allo stesso prezzo al Kg? Intanto dell’intera faccenda, oltre che ad essere avvisati e documentati i vari politici di ogni livello, sarà informata l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (antitrust) perché “fare cartello” viola le direttive europee e la legge 287/1990, la Procura della Repubblica di Latina per ravvisare se questo comportamento realizzi una figura di reato, la Questura di Latina per incentivare un’azione di controlli a tappeto presso i caseifici per smascherare gli eventuali “furbetti” e per allertare le forze dell’ordine perché molti agricoltori ormai si sentono spacciati e non hanno più nulla da perdere ed infine la Prefettura affinché faccia ciò che i Sindaci locali e gli onorevoli di zona non hanno saputo fare finora: creare uno stato di crisi e invocare l’aiuto del Governo Nazionale.